Giuliano Spina nato a Catania il 18/03/1989 laureato in Lettere moderne

venerdì 2 settembre 2016

Il Lago di Pergusa


Il Lago di Pergusa è uno dei pochi bacini naturali presenti in Sicilia e si trova a pochi chilometri da Enna. Esso è di piccole dimensioni ma di notevole importanza naturale, geologica, faunistica e culturale e queste credenziali l'hanno portato ad aver istituita nei pressi la prima Riserva Naturale Speciale della Regione Siciliana, mentre l'Unione Europea lo ha promosso a Sito di interesse comunitario. Conosciuto sin dalla primissima antichità è situato tra un gruppo di alture appartenenti ai monti Erei, i quali cingono quasi del tutto la conca di forma sub-ellittica nella quale è contenuto l'invaso. Il lago si trova nel territorio del villaggio di Pergusa, istituito nel 1937 da Benito Mussolini in seguito alla bonifica della zona, e adesso frazione di Enna a pochi chilometri dal capoluogo. Essa è sovrastata da un rilievo detto Cozzo Matrice, sito ad 800 metri sul livello del mare, in cima al quale vi sono una necropoli preistorica con tombe a grotticella e le vestigia di un'antica città.  Il bacino, il quale è stato individuato anche come Zona di Protezione Speciale, è di origine tettonica e ha acque salmastre, malgrado sia sito al centro dell'isola. Tutto ciò è dovuto alla mancanza di emissari ed inoltre, l'acqua che nei millenni ha riempito il bacino lacustre né è uscita solamente per evaporazione lasciando i sali che dal terreno si erano disciolti, Essendo un lago endoreico e non possedendo emissari o immissari, si alimenta oggi di acque piovane e di falda. Le acque si raccolgono di una conca lacustre che in passato era molto più grande. Verso la fine del XX sec., sia a causa del clima torrido che per la pressione antropica, con i pozzi aperti nella zona, le sue condizioni erano peggiorate a tal punto da determinare l'abbassamento del livello delle acque ed il parziale interramento, e così far temere una possibile scomparsa del lago. Alcuni provvedimenti recenti hanno portato ad un miglioramento delle condizioni, in quanto oggi il lago ha un'estensione di 1,8 chilometri quadri, a differenza degli 1,2 prima del 2000, una profondità media di 3,50 metri e massima di 12 metri. Il bacino afferente ha superficie di circa 12 chilometri quadri e si estende su altezze che vanno dai 911 metri sul livello del mare di monte Carangiero ai 667 metri della media del livello del lago. Le aste torrentizie di maggior afferenza sono il Piano dei Mondelli ed il vallone Carangiaro, oggi denominato Amaradio. Il piccolo bacino è oggi incastonato lungo lo spartiacque dei bacini del Simeto ad est e del Salso ad ovest.


Il lago ha sempre rappresentato un ambiente di notevole interesse naturalistico che ha stimolato la fantasia di scrittori d'ogni tempo, come Claudiano, Ovidio, Cicerone, Livio, Diodoro Siculo, fino al poeta inglese John Milton. Alcuni di loro, nell'ambito temporale del mondo classico, celebrarono Il ratto di Persefone, affascinante episodio mitologico, il quale si sarebbe svolto a Pergusa nella notte dei tempi. Questa leggenda narra di Persefone, figlia di Demetra la quale, mentre raccoglieva fiori nei pressi del lago, fu rapita dal dio degli Inferi Ade e fatta sua sposa. Demetra la cercò in lungo ed in largo per nove giorni. Il decimo giorno Zeus, preoccupato per la carestia alla quale poteva essere soggetto il genere umano, fece svelare a Demetra il luogo nel quale l'amata figlia era stata trascinata. In seguito alle disperate suppliche della madre, il padre degli dei acconsentì che madre e figlia potessero vivere insieme, ma solo per un periodo dell'anno. Demetra accettò la decisione, ma anche lei emanò una sentenza: quando il suo sguardo fosse stato lontano dall'amata figlia, il sorriso avesse abbandonato le sue labbra e la tristezza riempito il suo cuore, la stessa sorte sarebbe toccata alla terra, dando così origine all'autunno e all'inverno. Con il ritorno di Persefone invece, anche la terra avrebbe esultato della sua presenza, la vegetazione e la fertilità sarebbero riapparse, sarebbero sbocciati i fiori, gli uccelli sarebbero tornati ai loro nidi, gli alberi avrebbero dato i loro frutti e gli uomini avrebbero giovato di tale ricchezza dando origine in tal modo alla primavera e all'estate.


Lungo la costa è sito l'Autodromo di Pergusa, lungo 5 chilometri. Costruito nel 1951, ha ospitato diversi eventi automobilistici internazionali con la Formula 1, la Formula 2, la Formula 3000, il Campionato mondiale Superbike e la Targa Florio, Nel 2011, dopo sette anni di chiusura causa lavori di ristrutturazione, esso è tornato operativo. Data soprattutto la sua presenza la zona è popolata da tanti alberghi, bar, ristoranti, agriturismi e bed and breakfast.




La Riserva Naturale del Lago di Pergusa è stata istituita nel 1995 ed è vasta 402,5 ettari, ricadenti per intero nel comune di Enna. Essa è gestita dalla Provincia Regionale di Enna VIII settore Ambiente Territorio e Protezione Civile Servizio Pianificazione del Territorio e Gestione Riserve Naturali. All'interno di essa la fauna e la flora proliferano in dimensioni notevoli. Per la sua posizione geografica e per il fatto di essere un'oasi umida in un paesaggio dominato per lunghi mesi dalla siccità, lo specchio d'acqua del bacino è un'area nevralgica per la corrente migratoria paleoartica degli uccelli. Esso è habitat ideale per gli uccelli che compiono lunghe ore di volo ininterrotto sul mare da e verso l'Africa e durante la migrazione rappresenta un ottimo luogo di sosta per migliaia di uccelli acquatici. Le specie di volatili che in esso proliferano sono l'airone cinerino, la garzetta, la nitticora, il mignattaio, l'alzavola, il mestolone, il fischione e la folaga, mentre nelle zone fangose limitrofe alla riva si trovano il chiurlo maggiore, il totano moro, la pettegola, la pavoncella, il beccaccino, il falco di palude, la moretta tabbaccata, la coturince sicula, il pollo sultano, la poiana, la civetta, l'assiolo ed il barbagianni ma la specie che spicca in modo maggiore, data la sua rarità, è l'airone rosso, il quale incentiva anche la consueta attività di birdwatching all'interno di apposite capanne, a conferma del fatto che la riserva è un'oasi privilegiata a livello nazionale. Oltre ai volatili sono presenti anche mammiferi come l'istrice, la donnola e la crocidura siciliana, rettili come la tartaruga palustre siciliana, il gongilo, il ramarro e la lucertola siciliana, ed anfibi come il rospo smeraldino siciliano ed il discoglosso dipinto. La flora trova il suo sfogo nella Selva Pergusina, un'area gestita attualmente dall'Azienda regionale demaniale delle Foreste. Costruita su un preesistente demanio feudale, quest'area venne coltivata a bosco con specie alloctone e conifere, alternate per formare le lettere DUX in onore di Mussolini. Oggi sotto le vecchie piante crescono caducifoglie e sempreverdi, e fiori come alatemi e perastri, soprattutto nella zona dell'ex demanio Geracello di Zagaria, oggi gestita dalla Provincia di Enna. Attorno al lago si notano la Cannuccia palustre, la Tamerix canariensis, la Calystegia sepium e piante ad alta salinità come l'atriplice, lo Juncus maritimus, lo Juncus acutus, la Sueda maritima e la salicomia. All'interno del lago avviene un fenomeno unico, data la sinergia tra gli organismi microscopici che in esso vivono: le acque diventano di colore rosso sangue grazie all'azione del copepode, piccolo gambero che per difendersi dai raggi del sole estivo si tinge di un pigmento rosso e si insedia numerose e folte colonie sotto le piante acquatiche. Oltre al copepode, la specie di pesce che prolifera in misura maggiore all'interno del lago è la Gambusia, in quanto nel 2008 è avvenuta una grande moria di carpe a causa dell'azione delle biotossine emesse da un'alga. Il lago è stato oggetto di diversi studi da parte di giornalisti e scienziati. Ruggero Leonardi, giornalista ed ex direttore della rivista Oasis, ha scritto la fiaba Il lago che diventava rosso, entomologo, ha curato una scheda di presentazione della fauna presente nel luogo. Il simbolo della Riserva Naturale, un uomo-uccello con la sagoma nella quale si intravede il rosso del sangue, è stata disegnato dall'artista ennese Alberto Cacciato. Infine da notare come la De Agostini sta lavorando alla realizzazione di una carta geografica rappresentante la Riserva.


















domenica 28 agosto 2016

Presentazione della Vinimilo 2016





Sabato 27 agosto 2016, con inizio alle ore 17,50, ha avuto luogo all'Azienda Barone di Villagrande di Milo la conferenza di presentazione della 36°edizione della rassegna enogastronomica Vinimilo, anche quest'anno realizzata con la partecipazione di diverse associazioni come SlowFood, Fisar, I Vigneri, Città del Vino, Le Strade del Vino dell'Etna e Simenza, solo per citarne alcune.



La conferenza ha avuto inizio con un'introduzione da parte del sindaco di Milo Alfio Cosentino, il quale ha fatto un ringraziamento in primis all'azienda e poi all'onorevole Giuffrida e agli assessori Cracolici e Barbagallo, sottolineando anche l'importanza della partecipazione delle associazioni e dei finanziamenti della Comunità Europea. Subito dopo è toccato al moderatore Pippo Privitera, enologo di notevole fama, il quale ha parlato soprattutto del carattere di transizione di questa 36°edizione della manifestazione, in quanto essa deve abbracciare tutti i campi dell'agricoltura per mettere in primo piano soprattutto l'importanza della biodiversità. In futuro essa potrebbe quindi avere una cadenza non più annuale, ma trimestrale, con l'organizzazione ad esempio di una Granimilo o di una Oliomilo, prodotte sempre sotto l'egida della Vinimilo. Ad ulteriore conferma di ciò il moderatore ha anche puntualizzato che i Greci consideravano civile chi coltivava oltre l'uva per il vino, anche il grano e le olive. Il primo ad intervenire tra tutti gli organizzatori è stato il titolare dell'azienda Marco Nicolosi, il quale ha parlato della grande possibilità di creare ricchezza ed occupazione sfruttando nel migliore dei modi ogni singolo prodotto agricolo, e di come a ciò concorre anche la biodiversità, con la cura dei terreni per salvaguardare ogni specie. Queste ultime parole sono state confermate da  Pippo Privitera, il quale ha espresso il concetto della clonazione in ambito agricolo e biologico,  e successivamente la parola è passata a Giovanni Raciti, presidente della Pro Loco di Milo, il quale ha parlato dei 36 anni di vita della manifestazione, dell'iniziativa che ebbe la Pro Loco nella sua nascita e dell'importanza di Milo all'interno della Città Metropolitana di Catania grazie soprattutto al vino.   

Alle ore 18,10 è toccato a Valeria Carastro, direttore delle Strade del vino dell'Etna, che ha in primis illustrato il proprio lavoro di tecnico agronomo iniziato proprio in un'enoteca. Successivamente ha esteso la sua trattazione parlando della presenza all'interno della manifestazione di un banco d'assaggio gestito da sommelier e di piccoli banchetti gestiti da diversi produttori di vino. In seguito ha parlato del Treno dei vini dell'Etna, nato nello scorso mese di aprile con l'obiettivo di far capire, soprattutto alle persone del territorio, l'importanza di esso nei minimi particolari, e dell'Enoteca della strada del vino, aperta nel comune di Ragalna, situato alle pendici occidentali del vulcano, da un mese, e ha concluso dicendo che il prossimo obiettivo sarà coprire il territorio compreso tra Piedimonte Etneo e Ragalna.


Alle ore 18,20 la parola è stata data all'enologo Salvo Foti, il quale ha esordito parlando della Etna 10 anni fa, spazio presente all'interno della manifestazione dedicato ai vini che hanno almeno 10 anni di produzione e di presenza all'interno della rassegna, per far capire anche come essi sono cambiati nel tempo. I vini a cui durante questo spazio sarà dedicata un'ampia trattazione saranno il Bianco dell'Etna ed il Carricante, in programma sabato 10 settembre. Ha concluso parlando del concetto di verticalità dell'Etna, fondamentale per l'armonia dei prodotti con il livello di altitudine del luogo, e con un omaggio ad uno fondatori della manifestazione, Giovanni Casella.





Dopo un breve intermezzo del sindaco, è toccato a Vittorio Cardaci della Fisar, Federazione Italiana Albergatori Ristoratori, che ha parlato dell'altro fondatore della manifestazione, il cuoco Nino Statella, e dell'importanza della cucina di casa, con un ampio spazio dedicato ai pomodori secchi ed ai sauri il prossimo sabato 3 settembre. Successivamente è toccato al sommelier Orazio Di Maria che ha parlato dell'importanza e della fama del vitigno Nero d'Avola al quale sarà dedicato un ampio spazio nell'ambito della rassegna sabato 10 settembre.




Alle ore 18,35 è toccato al'imprenditore gastronomico Rosario Romeo, il quale ha parlato dei ricordi che egli custodisce di Milo e del Circolo Enofili, nato ad opera di Mario Grimaldi con l'intento di diffondere la cultura del vino nel territorio. Subito dopo è toccato a Gregorio Calì che ha ricordato una convenzione che l'Onav Catania attuò nel 1994 con la Facoltà d'Agraria dell'Università del capoluogo etneo per l'attivazione di corsi di enologia all'interno del curriculum universitario degli studenti. Ha anche parlato di un confronto che sarà fatto durante la rassegna tra il vino Etna Doc ed il vino del Monte Cucco, vicino Grosseto.






Alle ore 18,45 è arrivato il momento di Slow Food, rappresentato in questo caso da Roberta Capizzi, giovane leva dell'associazione, che ha menzionato il Presidio delle Mele dell'Etna, associazione nata con la collaborazione del Parco dell'Etna, la quale ha porta di recente all'identificazione di 19 diversi tipi di mele, buona parte delle quali ormai estinte. In seguito ha illustrato i tre laboratori che si terranno nel corso della rassegna, ovvero Dire, fare e gustare, dedicato ai bambini con giochi d'analisi sensoriale, Laboratorio del gusto- Gemelli diversi: Fellata di suino Nero dei Nebrodi & Etna Rosso/ Salame delle valli tortonesi & Barolo e Laboratori del gusto- Pane e vino, questi ultimi sotto forma di lezioni partecipate in cui all'approccio viene affiancata la degustazione guidata di un docente. Subito dopo è toccato a Giuseppe Li Rosi dell'associazione Simenza il quale ha ripreso il concetto di biodiversità collegato a quello di germogliazione, puntualizzando che in Sicilia i diversi tipi di grano sono in tutto 50, di cui 5 teneri e 45 duri. Ha poi proseguito parlando di come in un campo di grano diverse spighe stanno riunite, ed in seguito ha illustrato i concetti di biodiversità animale e di biodiversità umana, sottolineando come l'isola abbia accolto ben 16 civiltà diverse durante la sua ricchissima storia, ognuno delle quali, una volta arrivata, si è sin da subito sentita siciliana. L'esterofilia nell'accogliere lo straniero diventa così motivo di arricchimento. Li Rosi, sempre con la mediazione del moderatore, ha poi ceduto la parola ad Antonio Raciti de la Casa del poeta, il quale ha parlato dell'appuntamento del 9 settembre in cui si coniugheranno il Vino Bianco Etna Superiore ed il pesce cotto.  




L'ultima parte della conferenza ha visto l'intervento della giornalista e parlamentare europea Michela Giuffrida. Essa ha fatto un lungo discorso riguardante la sua carica all'interno della Commissione Agricoltura per la Comunità Europea, ma soprattutto dei finanziamenti da parte di essa i quali, a partire dal prossimo anno, saranno ridotti in quanto destinati a situazioni di emergenza. Ha poi proseguito affermando che la sua presenza all'interno della terra natia è importante sia per raccogliere gli input degli imprenditori locali che per presentare i disegni di legge della Comunità Europea. Ha puntualizzato anche che il radicamento nel territorio della manifestazione deve portare ad una sempre maggiore conoscenza del vino Etna doc e che l'unicità dei prodotti deve farsi valere superando i confini regionali e nazionali.




Infine sono arrivati i saluti da parte del sindaco, di Pippo Privitera e di Marco Nicolosi, il quale ha promosso l'assaggio del vino rosato all'interno della rassegna, e di seguito l'evento è proseguito con una degustazione del vino abbinato a prodotti tipici locali, come la scacciata, le fettine di pepato, gli arancinetti, i pomodori secchi e le olive. Durante questa degustazione si sono scambiate quattro chiacchiere con Vittorio Cardaci della Fisar e con il sindaco Alfio Cosentino. Il primo ha raccontato la propria associazione è parte attiva della rassegna da quando essa era una semplice fiera in cui si mangiava il pane con la salsiccia e veniva promossa la vendita imbottigliata e locale del Vino di Portopalo. Il secondo ha espresso le proprie sensazioni positive alla vigilia della rassegna ed ha sottolineato l'importanza della vicinanza delle associazioni nell'ambito dell'organizzazione.











venerdì 19 agosto 2016

I borghi marinari della Timpa di Acireale

Lungo il litorale della costa orientale sicula, subito dopo la Riviera dei Ciclopi, si trova una riserva naturale orientata detta Timpa in quanto è un promontorio di circa 80 metri di altezza. Essa è percorsa dalla Strada Statale Orientale Sicula 114 e all'interno di essa sono presenti dei borghi marinari, unici per la loro bellezza paesaggistica.



Il primo di essi è Capo Mulini. Esso, lungo la strada statale, segna l'inizio del comune di Acireale, dal cui centro dista circa 5 chilometri, ed il suo molo segna il limite settentrionale del Golfo di Catania. Come abbiamo già visto nel pezzo precedente, il sito dove sorge questo splendido borgo marinaro, secondo la maggior parte degli storici, è quello in cui doveva sorgere la città di Xiphonia e qui sono stati anche ritrovati reperti d'età romana. L'evento più particolare che ha segnato la storia di Capo Mulini è stato il progetto di costruzione, nel 1800, di un grande porto commerciale che però non fu mai realizzato, in quanto si preferì far crescere e sviluppare quello di Catania. Questo fatto ha portato a livelli notevoli la rivalità campanilistica tra Catania ed Acireale. Attualmente esso è popolato da trattorie e ristoranti con menù a base di pesce come la tradizione marinara insegna.




I luoghi d'interesse storico e culturale sono due. Il primo è la Torre S.Anna, oggi divenuta un faro,che fu costruita tra il 1582 ed il 1602, vecchia dimora di un corpo di guardia che controllava l'avvicinamento di navi corsare. Il secondo è la chiesa dedicata a S.Maria della Purità risalente al XVI sec. e rifabbricata nel 1796. Fino al secolo scorso erano presenti delle concerie, ma adesso sono state del tutto abbandonate e adesso l'economia della zona è basata tutta sulla pesca, la ristorazione ed il turismo, come testimonia la presenza di ben cinque alberghi.


Proseguendo sul lato nord del borgo si imbocca una strada provinciale piena di villini a mare e che attraversa un bosco, e si giunge in un altro borgo marinaro molto piccolo, S.Caterina. Esso conta una popolazione di poco più di 300 abitanti, si sviluppa in posizione panoramica a picco sul mare ed è noto per le sue strade strettissime. La sua nascita si aggira intorno al XVII sec. e la chiesa dedicata a S.Caterina d'Alessandria d'Egitto risale al XVIII sec. Il borgo è noto soprattutto per la piazzetta affacciata sul mar Ionio e per le terme costruite negli anni '80 del '900. Al suo interno si trovano anche due ristoranti ed un hotel omonimo, ed è raggiungibile anche dalla Strada Statale. Ritornando in quest'ultima e scendendo dopo il semaforo posto sulla terrazza panoramica si incontrano un paio di curve e si giunge a S.Maria la Scala.




Esso è forse il più suggestivo dei borghi marinari presenti sotto la Timpa, a 3 chilometri dal centro di Acireale ed è collegato ad esso, oltre che dalla già citata strada provinciale, da un'altra strada, non carrozzabile, costruita nel XVI sec. detta Delle Chiazzette che si inerpica sulla Timpa e rappresenta un percorso naturalistico con la Riserva naturale orientata. Il suo punto di partenza è costituito dalla Fortezza del Tocco, un bastione messo a difesa dell'ingresso da mare della città.  Gli abitanti sono conosciuti con il nome di scaloti e l'abitato si concentra tutto attorno al porticciolo detto Scalo Grande e si allunga sul lungomare verso sud dove sono presenti costruzioni per la villeggiatura del XIX sec. della borghesia acese. Sul lato sud è presente un mulino ad acqua, detto di Miuccio, documentato a partire dal XVI sec. alimentato dalla sorgente di Testa dell'acqua  che sgorga a pochi metri dal mare dalle viscere della Timpa di notevole rilevanza naturalistica. A nord dell'abitato, accessibile via mare, si trova la Grotta delle palombe, complesso di basalti colonnari frantumato dalle mareggiate. Nel 1972 è sprofondato in mare il pugno che si ergeva nella specchio di mare chiuso a sud dalla Pietra delle sarpe. Secondo la leggenda popolare esso era il rifugio amoroso di Aci e Galatea. La chiesa parrocchiale è del XVII sec. L'economia è basata principalmente sulla pesca con il porticciolo protetto da un molo accessibile a medio-piccole imbarcazioni. Negli ultimi anni essa ha perso un pò di terreno in quanto la flotta di pescherecci si è in parte spostata ad Acitrezza. Per contro sono cresciute le attività ricettive e di ristorazione. Nei mesi estivi esso è meta di bagnanti con una spiaggetta di grossi ciottoli di pietra lavica levigati dal moto ondoso e altre punteggiate di scogli e massi lavici. Numerose infine sono le manifestazioni che rendono il borgo meta di turismo locale.
     
Sempre continuando il nostro percorso lungo la strada provinciale si incontra S.Tecla, oggi diventato principalmente centro balneare e residenziale. Le prime notizie storiche riguardanti questo borgo risalgono al XIII sec. e così la sua nascita è di un secolo precedente a quella di Acireale. Nel XVI sec.venne costruita una garitta di guardia detta dello Scalo Pennisi a causa di scorrerie di corsari turchi, ma ciò fu inutile in quanto il 3 maggio 1582 il pirata Luccialì sbarcò li al comando di 300 pirati e 7 galee e sbancò il borgo, il quale è stato colpito anche da diverse frane, dal terremoto di Acireale e da quello S.Venerina del 2002. A conferma di ciò la presenza di faglie attive. Anche qui è presente una vasta cultura del pesce con la rassegna Un mare di bontà che si svolge ogni anno nel mese di agosto.


Il percorso litoraneo di questa lunga strada provinciale continua con Stazzo, borgo marinaro attestato storicamente dal XIX sec. Il toponimo deriva dal latino statio che si riferisce al luogo in cui riposavano le navi. Nel dialetto siciliano stazzuni indica il forno dove si cuociono i mattoni (fornace) ed un'indicazione in tal senso è la presenza all'interno del borgo di questi forni ormai in disuso. A partire dal XVI sec. la zona già chiamata Cala dello Stazzo era già popolata da case e da un'osteria, aneddoto portato da alcuni scrittori che, su commissione del reame di Spagna, avvistarono la costa per verficare i punti deboli alle incursioni saracene. La chiesa parrocchiale di S. Giovanni Nepomuceno in piazza Mantova eretta nel 1902 ed elevata a parrocchia vent'anni dopo è dedicata al santo patrono del borgo. Nel lato sud della piazza sorgeva la chiesa precedente abbattuta negli anni '50 del '900. Il culto di S.Giovanni Nepomuceno è stato introdotto dai religiosi di Acireale che frequentavano la chiesa di via Galatea in estate. La leggenda popolare narra che il simulacro di S.Giovanni fosse stato portato su una barca di pescatori i quali avevano giurato di donare la sacra icona alla comunità del primo luogo di approdo in cui sarebbero giunti. La costa del borgo è formata da nere scogliere rocciose, intervallate da calette, di cui la principale è la Cala dello Stazzo. Le altre calette, per la loro vicinanza tra di essere, hanno dato il nome alla contrada Cale che separa Stazzo dal successivo borgo di Pozzillo. Il porto, in dialetto chiamato u scalu, è sito nella spiaggetta lavica dirimpetto alla chiesa, è protetto in parte da scogliere naturali ed in parte dal prolungamento artificiale innestato su queste scogliere, ed è stato costruito alla fine degli anni '80. Ha anche esteso il braccio del porto in direzione sud e ampliato il bacino portuale preesistente. Sul porto è collocata una stele alta 20 metri, dedicata alla Madonna del Buon Riposo che ospita anche una lapide per i caduti delle due guerre nativi del borgo. Un altro porticciolo, utilizzato per lo più dai pescatori, si chiama Unna per la sua forma a bacino ed è anch'esso protetto dal mare. Entrambi porti offrono una buona protezione contro i venti provenienti dal nord sia di mare che di terra. L'economia si basa sulla pesca, sul turismo, sulla ristorazione e sulla presenza di numerosi stabilimenti balneari.


Infine, nella parte estremamente settentrionale del comune di Acireale, si trova Pozzillo. Esso è circondato da giardini coltivati ad agrumi coltivati ad agrumi ed il toponimo deriva dal siciliano puzziddu che significa piccola punta o piccolo capo sul mare. Questo borgo è nato attorno ad una chiesa risalente con ogni probabilità al '500 che sorgeva proprio sul puziddu, ma essa è stata demolita per far posto alla speculazione edilizia anni'70. L'attuale chiesa di S.Margherita è nata nel XIX sec. al centro del paese, mentre la parte nuova a 1 chilometro di distanza si chiama Pozzillo Superiore. Al suo interno vi è una sorgente d'acqua minerale alcalina, classificata come solfato-magnesiaca, prelevata da tre artificiali e commercializzata sin dal 1926. La società Acquapozzillo, cessata dopo il 2000, fornì il re Ferdinando I di Bulgaria, soggiornante in Sicilia. Il borgo ha anch'esso, come tutti gli altri del resto, una certa vocazione alla pesca, come testimoniano le sagre del polpo e del pesce spada, aventi luogo rispettivamente il penultimo e l'ultimo weekend di luglio. Ma la particolarità gastronomica maggiore sono le Olive Verdi schiacciate conservate in salamoia, da mangiare per tornagusto, come companatico, come ingrediente per antipasti o secondi piatti di pesce. In questo borgo sono stati girati due film, Un bellissimo novembre di Mauro Bolognini ispirato all'omonimo romanzo di Ercole Patti, con la location della Timpa e dell'antica chiesa, e La prima notte del Dott. Danieli, industriale, col complesso del....giocattolo con la vista della baia Fontanelle.




 










mercoledì 17 agosto 2016

La misteriosa città greca di Xiphonia



Xiphonia fu una misteriosa città greca oggi del tutto scomparsa che, si ipotizza, fosse situata nel territorio compreso tra Acicastello, Acicatena e Acireale. Il suo mito fu tramandato dai poeti Teocrito, Virgilio ed Ovidio i quali ambientarono proprio li la storia d'amore tra la ninfa Galatea ed il pastorello Aci ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo. Aci fu così trasformato da Giove pietoso in un fiume per farlo ricongiungere definitivamente con l'amata ninfa. Le ipotesi più diffuse sulla sua fondazione sono due. La prima è stata fatta da parte dello storico Diodoro Siculo, secondo il quale essa fu fondata dai Greci nel VII sec. a. C. con il suo nome derivante da quello del promontorio e Aci dal nome del fiume. La seconda invece è stata fatta da Salvatore Raccuglia secondo cui la città fu fondata dai Fenici intorno al 1000 a. C., fu occupata dai Greci nel 700 a. C e sopravvisse fino al periodo dei Romani, quando fu rinominata Aci. I due poli più importanti che componevano essa furono l'attuale borgo marinaro di Capo Mulini, dove si trovava l'acroterion, e la zona compresa tra le contrade di S.Venera al Pozzo e della Reitana. Nel 475 a. C. la zona fu ripopolata da diecimila siracusani e questo causò tensioni ed attriti con i precedenti abitanti che culminarono in uno scontro sotto Ducezio, il quale costrinse i coloni alla fuga. Una volta conquistata dia Romani intorno al II sec. a. C. fu chiamata Akis e con questo nome venne citata da Teocrito e da Eschilo. Durante la seconda guerra punica essa assunse un ruolo rilevante per importanza politica ed economica. Sillo Italico nel suo De bello Punico narrò di una città presso il fiume Aci alleata dei Romani e famose furono le sue terme alimentate da acque sulfuree provenienti dal vulcano Etna. La rocca sulla quale si erge il castello di Aci fu frequentata nel periodo della colonizzazione greca e della dominazione romana per sua posizione strategica. Nel 99 a. C. durante le guerre servili il Manlio Aquilino sconfisse l'esercito comandato da Antenione che fu ucciso nella vicinanze della Reitana. A ricordo di quest'impresa la contrada prese il nome di Aquilia. Alcuni scrittori antiche ci hanno lasciato il ricordo di famose battaglie navali combattute nelle acque antistanti il borgo marinaro di Capo Mulini. Tra queste battaglie Diodoro Siculo ricordò quella tra Imilcone cartaginese e Leptine siracusano, mentre lo storico greco Appiano di Alessandria narrò che nel 36 a. C. l'imperatore Augusto si salvò dopo essere stato sconfitto in mare da Sesto Pompeo durante la guerra civile. Nei secoli successivi le guerre, i saccheggi e le distruzioni dovute a terremoti ed eruzioni vulcaniche costrinsero gli abitanti a spostarsi più a sud.


A Capo Mulini durante i lavori per la realizzazione di una fortificazione nel corso della guerra franco-spagnola del 1675 furono ritrovate notevoli quantità di frammenti di statue marmoree databili in epoca romana, tra cui un busto marmoreo attribuito a Giulio Cesare, noto come Il Busto di Acireale, oggi in mostra alla Pinacoteca Zelantea della città acese. Numerose sono le leggende narrate su questa città. Si narra che l'eruzione vulcanica del 396 a. C., oltre ad aver sconvolto il territorio acese, mise anche in fuga la flotta cartaginese comandata da Imilcone che si preparava ad uno sbarco. Il Venerdì Santo dell'anno 100 d. C. viene tuttora ricordato come il giorno di nascita di S.Venera, mentre il 143 d. C. nella stessa area avvenne l'esecuzione della Santa per decapitazione. I Giganti che sarebbero caduti nel bosco d'Aci per punizione di Zeus dopo aver tentato la scalata all'Olimpo, evento questo ricordato nel De raptu Proserpinae di Claudiano. Nel tratto di costa ionico tra Acireale e Catania sarebbe approdato Ulisse con i suoi compagni nell'Odissea ed avrebbe incontrato il ciclope Polifemo, figlio del Dio Nettuno. Quest'ultimo li imprigionò in un antro che usava come dimora e gli sfortunati viaggiatori si liberarono di egli solo accecandolo con un palo arroventato. Per l'ira il ciclope scagliò enormi massi contro Ulisse e i suoi compagni in fuga. I massi sono leggendariamente identificati con faraglioni di Acitrezza.


Fonte di ritrovamenti di questo tipo è l'Area Archeologica di S.Venera al Pozzo, sita all'interno dell'attuale comune di Acicatena. Qui fu ritrovato un mosaico d'epoca romana detto de Il Pegaso, mentre ad Acitrezza rinvennero resti di colonne, incisioni e cisterne risalenti al basso impero, ma l'incuria, l'azione dell'uomo e gli eventi naturali hanno cancellato grossa parte delle antiche vestigia. Altri reperti si trovano a Capo Mulini e nella spiaggia antistante l'isola Lachea e si tratta di ceramiche, che testimoniano la frequentazione dell'isola in età tardo-romana, di un'antica fortificazione fenicia e di un luogo di culto bizantino. Tra gli anni '50 e gli anni '90 del XX sec. sono venuti alla luce diversi resti, tra cui quelli di una necropoli ellenistica ad Acicastello in zona Vigna Vecchia, ma la mancanza di uno specifico piano di scavi archeologici e la fortissima urbanizzazione hanno impedito la valorizzazione della scoperta. I reperti si possono ritrovare attualmente anche al Museo Civico di Acicastello. A tutte queste osservazioni di carattere storico ed archeologico se né aggiungono altre di carattere linguistico, in quanto Aki e Ki sono entrambi suffissi sumerici indicativi di luogo e così Aci, accompagnato da un'indicazione caratterizzante potrebbe essere una traccia di insediamenti di genti di provenienza dal mediterraneo orientale, che hanno abitato le regioni ioniche dell'Italia durante l'età del bronzo o poco prima. Nelle colline di Capo Peloro nel messinese sono state ritrovate statuette risalenti al Calcolitco di stile cicladico. Da quelle parti si trova Curcuraci che è un toponimo con il suffisso aci leggibile nella seguente maniera: Kur (altura), Kur-Kur (le alture) e aki (luogo di). 
 


La collocazione di Xiphonia sulla Riviera dei Ciclopi è l'ipotesi più diffusa, ma non del tutto certa. Un'altra ipotesi colloca questa città vicino Augusta, e ad avvalorare quest'ipotesi sono anche alcuni elementi come la presenza di greci, l'esistenza del capo Xiphonio e della via Xiphonia all'interno del comune megarese. Nel periodo dal XVI al XIX sec. diversi studiosi dibatterono sulla collocazione della città, tenendo conto anche del fatto che i due luoghi in cui è presente il faro, Capo Mulini sulla Riviera dei Ciclopi e Capo S.Croce ad Augusta, delimitano a nord e a sud il golfo di Catania. Al momento l'ipotesi più diffusa è quella che essa si trovasse a Capo Mulini. Una grande curiosità suscita anche l'origine del toponimo che in romano significherebbe spada, mentre in greco significherebbe cuspide e ciò si riferirebbe soprattutto alla forma aguzza dei dirimpettai faraglioni di Acitrezza.

















martedì 16 agosto 2016

La festa della Vara in onore della Madonna Assunta edizione 2016




Lunedì 15 agosto, dalle ore 18,30 fino alle ore 21, ha avuto luogo a Messina come ogni anno l'edizione 2016 della festa della Vara in onore della Madonna Assunta. Io e Daniele Ferlito, che prossimamente pubblicherà interessanti pezzi nel blog e al quale vanno fatti i complimenti per la precisione e meticolosità mostrate nelle interviste e nel seguire le diverse tappe della processione, abbiamo raggiunto il capoluogo peloritano in treno per seguire le varie tappe dell'evento e per mostrare il contenuto sia religioso che folcloristico della festa. Alle ore 17,30 il luogo di partenza della manifestazione, piazza Castronovo, era già pieno di gente e con la Vara già preparata dalla sera precedente. Nei minuti di attesa precedenti all'inizio della manifestazione, oltre ad assistere all'entrata della bara di vetro della Madonna all'interno della Vara avvenuta alle ore 17,50, non siamo riusciti a parlare con il Capovara Paolo Molonia ma abbiamo avuto comunque l'onore di scambiare quattro chiacchiere con uno dei signori presenti all'interno della Vara e con alcuni devoti, questi ultimi rigorosamente muniti di sacco e a piedi nudi, gesto di devozione che avviene anche in virtù dell'usanza di bagnare la strada durante il percorso della Vara. Una volta iniziata la processione abbiamo intervistato alcune persone appartenenti al pubblico le quali ci hanno parlato di alcune modifiche che negli anni sono avvenute nell'ambito dei festeggiamenti.


Vincenzo Cutroneo, 61 anni,  ha sottolineato come nei suoi cinquant'anni di esperienza al seguito della processione all'interno della Vara tutti i soggetti presenti hanno la loro importanza nel portare avanti la Vara e come quindi le varie mansioni abbiamo tutte un'uguale rilevanza. Poi è stata la volta dei due devoti, Walter Ielitro e Massimo Gilotti. Il primo ha fatto una descrizione davvero dettagliata della festa, parlando delle sue origini ormai pentasecolari, dell'importanza di Carlo V con la Machina trionfale eretta in suo onore, anche in correlazione alla fede mariana di Messina con la presenza della festa già prima di quest'avvenimento, della derivazione dei nomi di coloro che stanno all'interno della Vara dalla tradizione marinara, in virtù di tale vocazione della città, così come il termine Vara derivante dal verbo barare appartenente anch'esso alla tradizione marinara, e del suo senso di devozione che di anno in anno si rinnova e cresce sempre più. Il secondo ha espresso nel più fervido dei modi la sua devozione per la Madonna ed ha enunciato un grande sprone a tutti i siciliani ed i meridionali a fare uso nel migliore dei modi delle nostre ricchezze paesaggistiche, storiche e culturali.
L'inizio della manifestazione è avvenuto alle ore 17,55 con l'introduzione del Cappellano Enzo D'Arrigo, inframmezzata da diversi gridi di Viva Maria, mentre in seguito hanno avuto luogo, in ordine cronologico, l'allungamento delle gomene, l'Ave Maria con invocazione alla Madonna Assunta ed il passaggio dell'autobotte che bagnava il terreno per lo scivolamento della Vara. In questo breve frangente abbiamo avuto modo di intervistare alcune persone presenti all'interno del pubblico, tra cui una signora di nome Assunta, che festeggiava il suo onomastico. Essa ci ha raccontato come si è evoluta per alcuni aspetti la festa, come le attuali statue di legno o cartapesta hanno sostituito i bambini ed i ragazzi nella rappresentazione dei personaggi, come l'altezza della Vara sia stata ridotta a causa degli incidenti avvenuti in passato ed infine dell'importanza della strada bagnata lungo il percorso della processione.



Intorno alle 18,25, in seguito ad un nuovo urlo di Viva Maria da parte del Cappellano, ha avuto inizio la processione vera e propria con l'alzata delle corde, la benedizione da parte del Cappellano ai devoti e ai tiratori, a cui va fatto un grande encomio per la forza e le grinta mostrate durante tutto il percorso, l'inizio dei fuochi d'artificio, contemporaneamente a tanti urli di Viva Maria da parte del Cappellano, e il giro del Sole all'interno della Vara. Una volta partita la processione sono avvenute diverse soste. La prima di esse è avvenuta poco dopo le 18,30 all'incrocio della via Garibaldi, che costituisce la maggior parte del percorso, con il viale Giostra. Subito dopo, esattamente prima della sosta all'incrocio con la Cicala-Torrente Trapani, abbiamo avuto da parte signora che non ci ha comunicato il suo nome per privacy una curiosa informazione riguardante la tradizione delle statue viventi. Essa ha affermato che questa tradizione è continuata fino agli anni '70 del XX sec., a differenza di come diffuso dalla maggior parte dei mezzi di informazione, i quali fanno coincidere la fine di essa in pieno '800. Alle 18,50 circa è avvenuta la sosta in corrispondenza della piazza Filippo Iuvara, detta anche piazza di l'ottagunu dai messinesi data la sua forma ottagonale, la quale abbiamo scoperto, sempre tramite una signora, coincide con il vecchio luogo di partenza della manifestazione fino ai primi anni '60 del '900.




Poco dopo le 19 la Vara si è fermata di fronte alla Chiesa di S.Giuliano con fortissimo sottofondo di campanelli e fischi, seguiti da immediati applausi, mentre un quarto d'ora dopo all'incirca ha avuto luogo davanti alla Prefettura in piazza Unità d'Italia, detta dai messinesi Piazza do Nettunu data la presenza della statua di Nettuno, la prima delle due soste più importanti prima dell'arrivo in via I Settembre. Da notare il colpo d'occhio rappresentato dai fuochi pirotecnici sopra lo specchio d'acqua dello Stretto, seguiti naturalmente da calorosi applausi. Dopo un breve sosta di poco successiva all'incrocio con il corso Cavour, ha avuto luogo la seconda sosta di una certa importanza, ovvero quella in corrispondenza dell'incrocio col viale Boccetta, molto interessante in quanto corredata da un'omelia del Cappellano con un grande omaggio ai defunti e un'invocazione fortissima alla vita con il grido di Viva la vita.



Poco dopo le 19,50 è avvenuta un'altra suggestiva sosta in piazza dell'Unione Europea, detta dai messinesi anche Piazza do municipiu in virtù della presenza del Municipio, oltre che delle statue dei Giganti, che rappresentano uno dei monumenti più importanti del capoluogo peloritano. Anch'essa è stata accompagnata dai fuochi d'artificio ed è da notare il grande effetto ottico, che qui non siamo riusciti a fotografare del tutto con le statue dei Giganti.




Dopo una brevissima sosta al Largo S.Giacomo, intorno alle ore 20,25 e con l'imbrunire del cielo la Vara ha raggiunto il punto più importante della sua processione, ovvero l'intersezione con via I Settembre dove avviene la cosiddetta girata, Essa è avvenuta circa venti minuti dopo, data la meticolosità che tutto il corpo capitanato dal Capovara ha dovuto mettere in atto per la perfetta riuscita della manovra. 


Una volta avvenuta la manovra e imboccato l'ultimo tratto di via I Settembre è avvenuta l'ultima breve sosta dirimpetto all'Arcivescovado e successivamente una vera e propria corsa verso il punto finale della processione, la piazza Duomo con l'entusiasmo andante a mille dei devoti ed un emozionante discorso finale del Cappellano, il tutto a mostrare il fortissimo sentimento di devozione che lega la città peloritana alla Madonna Assunta il quale, a detta di qualcuno intervistato da noi, ha superato quello per la Madonna della Lettera, fino a qualche anno fa Santa patrona principale di Messina.


Si ringrazia il dott. Domenico Interdonato, direttore di Filodirettonews e presidente della sede sicula dell'Ucsi, Unione Cattolica Stampa Italiana, per la sua collaborazione e disponibilità al momento del nostro arrivo in stazione e nel monitoraggio del percorso della processione e per averci inviato questa splendida foto riportata qui in seguito.